
Roma, 26 giu. (AdnKronos) - "Ogni farmacista titolare, direttore o collaboratore di farmacie, pubbliche o private" può "rifiutarsi, invocando motivi di coscienza, di vendere dispositivi, medicinali o altre sostanze che egli giudichi atti a provocare l'aborto". E' quanto si legge in una proposta di legge, depositata in commissione Affari Costituzionali alla Camera, per il diritto all'obiezione di coscienza per i farmacisti. Sul modello dei medici, per interndersi. "Nell'enciclica Evangelium vitae, emanata dal Papa Giovanni Paolo II, si afferma che: ' (...) l'aborto e l'eutanasia sono crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare'. Questa posizione è stata ribadita con forza, di recente, anche da Papa Francesco". Inizia così la pdl presentata da Gian Luigi Gigli, professore ordinario di neurologia eletto con Scelta Civica ed ora nel gruppo di Democrazia solidale - Centro democratico. Si ricorda che papa Francesco "parlando ai membri dell'Associazione medici cattolici italiani, li ha esortati – in materia di aborto, eutanasia e fecondazione artificiale – a fare 'scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all'obiezione di coscienza'". Un imput per i firmatari della legge a presentare un provvedimento che normi eventuali casi di obiezione di coscienza anche tra i farmacisti che va "vista solo come resistenza a un precetto legislativo, ma anche come un impegno positivo e propositivo".
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