
Roma, 27 giu. (AdnKronos) - "Chiediamo, oggi ad Abi e Federcasse un contributo per uscire da una situazione che, se gestita male, comprometterà il buon lavoro di tanti anni. Se così non sarà e se le aziende del credito proveranno a dare il via alla stagione dei licenziamenti, reagiremo con forza, così come abbiamo già fatto durante l’ultima vertenza del contratto nazionale, con scioperi e mobilitazioni". È l’appello lanciato oggi da Lando Maria Sileoni, Segretario generale della Fabi, il sindacato di maggioranza dei bancari, dal palco del 122° Consiglio nazionale dell’organizzazione e X° Conferenza d’organizzazione della Fabi, in corso da oggi fino al primo luglio, che ha portato a Roma oltre 1500 dirigenti sindacali e i principali banchieri per discutere del futuro del settore bancario, all’indomani delle fusioni, del ciclone Brexit e dei recenti scandali di risparmio tradito."Il sindacato -sottolinea Sileoni- è disponibile, come ha fatto fino ad oggi, a trovare soluzioni che partano, però, dal presupposto che l’attuale fase di emergenza è solo responsabilità di chi ci ha governato”, ha detto Sileoni, ricordando che “i 200 miliardi di euro di sofferenze bancarie non sono figlie soltanto della crisi e che dalle banche italiane negli ultimi dieci anni sono usciti oltre 48mila lavoratori"."Risponderemo con durezza -spiega ancora- alla prima semplice percezione di eventuali licenziamenti. Vale per Abi, per Federcasse, per gli integralisti dell’ultima ora, per tutti quelli che guadagnano milioni di euro senza produrre risultati. Vale, soprattutto, per i compratori delle quattro banche e vale per 'il messia', Alessandro Penati, presidente del Fondo Atlante, conclude Sileoni.
Leggi anche