
Roma, 27 giu. (AdnKronos) - La parentesi Brexit sta per chiudersi. Almeno nelle dinamiche interne al Pd. Lunedì ci sarà la Direzione rinviata per la vittoria del 'leave' in Gran Bretagna ma, per la minoranza dem, i problemi restano tutti sul tavolo. Il voto in Uk semmai, si dice a Montecitorio, rende ancora più attuale quella svolta verso politiche più attente al sociale chiesta a Matteo Renzi e al governo. Una svolta che la minoranza non ha ravvisato nell'ultima intervista del premier, venerdì scorso. "Agghiacciante", è il commento. "Non verso di noi, verso la minoranza, ma verso il Paese -si dice nella sinistra Pd- evidentemente qualche fedelissimo spinge Renzi ad andare avanti come se nulla fosse. Ma così non solo va a sbattere lui, ma è il Pd che va a sbattere. Se si votasse oggi, i 5 Stelle vincerebbero a mani basse...". E si arriva all'Italicum. Nella minoranza non si confida in novità a stretto giro. "Annunciare ora modifiche sarebbe un segno di debolezza". Ma il tema resta lì. Quanto alla richiesta di non personalizzare il referendum, la valutazione è che ormai "la cosa è nei fatti, che annunci o meno di dimettersi, chi vuole dare un colpo a Renzi sa che deve votare no". Ed anche l'ipotesi di rinvio del referendum, oggi smentita dal premier, "non cambia lo scenario. Votare un mese o due mesi dopo, che cambia?", si osserva nella minoranza dove invece è già partito il lavoro sul congresso e sulla possibilità di trovare un unica candidatura alternativa a Renzi.
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