
Palermo, 28 giu. (AdnKronos) - Torna in carcere Khadiga Shabbi, la ricercatrice libica di 45 anni arrestata lo scorso dicembre dalla Procura di Palermo con l'accusa di terrorismo e poi scarcerata dal gip. La Corte di Cassazione ha accolto oggi pomeriggio il ricorso presentato dalla Procura guidata da Franco Lo Voi e ha rimandato in carcere la donna che vive nel capoluogo siciliano. Non solo. Sono in corso accertamenti sulle persone a lei vicine. La donna frequentava l’università di Palermo come dottoranda di ricerca della facoltà di Economia, ma, secondo quanto accertato dalla Procura, avrebbe svolto tutt’altra attività, cioè avrebbe fatto propaganda per la Jihad. Khadiga Shabbi era stata fermata a dicembre dalla sezione antiterrorismo della Digos di Palermo, che aveva eseguito un provvedimento di fermo firmato dal procuratore aggiunto Leo Agueci e dai sostituti Geri Ferrara ed Emanuele Ravaglioli. Ma il gip Fernando Sestito non aveva convalidato il fermo, ritenendo che non ci fosse il pericolo di fuga. La donna era così stata scarcerata, con solo l'obbligo di dimora a Palermo. Alla donna viene contestato il reato di istigazione ed apologia di reato con finalità di terrorismo, con l’aggravante della 'dimensione transnazionale della condotta'. La dottoranda di ricerca rilanciava sul suo profilo Facebook i messaggi e i video delle milizie islamiche collegate con l’Isis che in Libia sono in guerra con il governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Secondo la ricostruzione dell’accusa, farebbe parte dell’organizzazione terroristica “Ansar Al Sharia Lybia” come "soggetto a disposizione". Dalle intercettazioni della polizia era anche emerso che la dottoranda aveva anche cercato di fare arrivare a Palermo un nipote, pure lui impegnato nelle milizie islamiche e per questo ricercato dalle forze governative: Khadiga lo aveva iscritto a un corso di italiano per stranieri, così da fargli ottenere un permesso di soggiorno; ma poi il progetto era sfumato per la morte del nipote, durante un bombardamento su Bengasi. Ora il ritorno in carcere.
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