
Milano, 29 giu. (AdnKronos) - La Brexit potrebbe mettere in crisi, o rallentare, la ratifica degli accordi dell'Upc, il Tribunale Unificato dei brevetti, destinato a gestire tutti i contenziosi nati all'interno dei paesi dell'Unione Europea e previsto per il 2017. Ma potrebbe anche aprire una strada nuova per l'Italia, che ha ora l'opportunità, in caso di uscita effettiva del Regno Unito dall'Ue, di soffiargli l'onore di avere in casa propria una sezione della divisione centrale del tribunale (che attualmente è a Londra).Secondo alcuni esperti lo scenario è questo: o il Regno Unito ritratta, o resta fuori dagli accordi. L'Unione Europea non permetterebbe mai alla Gran Bretagna di beneficiare dell'Upc (anche se non più membro dell'Ue), continuando invece ad escludere un paese come la Svizzera, che di brevetti ne fa un migliaio di più ogni anno. Il fatto porta analisti ed esperti di settore a chiedersi se è ancora attraente il sistema centralizzato, con l'uscita di un paese che è al quarto posto per importanza di brevetti. Secondo Giovanni Francesco Casucci, dello studio di IP Bardehle Pagenberg, "in termini di importanza sui numeri sì -dice all'Adnkronos- perché cambia poco. E' rilevante invece in termini di effetto su americani ed asiatici, che considerano ancora il Regno Unito il gate d'ingresso per i servizi legali per l'Europa. L'Inghilterra è una grande cabina di regia che regola su grandi contenziosi, soprattutto nel farmaceutico, tutti gli altri paesi".
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