
Palermo, 29 giu. (AdnKronos) - "Ho incontrato il signor Gregoli qualche giorno prima della disgrazia. Era in condizioni pietose, tremava, era pallido. Le condizioni del mio assistito erano palesemente patologiche". A dirlo all'AdnKronos è Aldo Caruso, il legale di Carlo Gregoli, il presunto omicida di Vincenzo Bontà e Giuseppe Vella, i due operai uccisi nel marzo scorso a colpi di pistola alla periferia di Palermo, che si è tolto la vita, impiccandosi, nel carcere Pagliarelli di Palermo. Per quell'omicidio il geometra impiegato comunale era finito in manette insieme alla moglie Adele Velardo. La coppia di insospettabili, entrambi incensurati, con la passione per le armi, venne arrestata poche ore dopo il duplice assassinio, ma né Gregoli né la moglie hanno mai parlato con gli investigatori, facendo sempre scena muta durante gli interrogatori. Lunedì sera il tragico epilogo. La Procura di Palermo che indaga sul suicidio in cella di Gregoli ha emesso un avviso di garanzia per omicidio colposo per lo psichiatra che aveva in cura il detenuto. Dalle 13.30 all'istituto di Medicina legale del Policlinico di Palermo è in corso l'autopsia su Gregoli, ma per il difensore della famiglia quel suicidio poteva essere evitato. "Era del tutto prevedibile" dice Caruso, che la settimana scorsa aveva chiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con i domiciliari. "Ritenevamo quell'istanza fondata, il medico curante di Gregoli aveva evidenziato l'incompatibilità della malattia del mio cliente con il carcere, ma il perito nominato dal gip si era espresso in modo diverso e il giudice ha respinto la nostra richiesta". Già in passato Gregoli aveva sofferto di una forte depressione, "una patologia in cui era ricaduto e negli ultimi giorni le sue condizioni erano pietose".
Leggi anche