Notizie Flash: 1/a edizione - L'economia (4)

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AdnKronos
(AdnKronos) - Roma. Il Jobs Act del governo Renzi ha funzionato e il 2015 è stato un anno di grande cambiamento nelle modalità d’ingresso dei giovani nel nostro mercato del lavoro: il numero dei contratti a tempo indeterminato è aumentato del 62% e addirittura del 76% per gli under 30 anni così come la percentuale di occupati con contratti a tempo o stagionali, tra i giovani, è scesa dal 37 al 33%. E' il presidente Inps, Tito Boeri, a sintetizzare i dati sull'occupazione seguiti alla riforma sul mercato del lavoro fugando anche i timori, espressi a più ripresa dai sindacati, che la crescita delle assunzioni fosse in qualche modo 'drogata' dalla decontribuzione prevista contestualmente con la legge di stabilità e che lo stop all'articolo 18 innescasse una ondata di licenziamenti allo scadere dei tre anni di sgravi contributivi. "Non vi è dubbio che l’esonero contributivo triennale abbia giocato un ruolo cruciale nel cambiare la natura delle assunzioni" dice ma a beneficiare del provvedimento nel 2015 sono state circa un terzo delle imprese con dipendenti. E il calo delle assunzioni seguito al "grande balzo' dello scorso anno, annota ancora Boeri, "non è stato tale da riportarci al numero di contratti a tempo indeterminato precedente il 2015". E' sta qui la dimostrazione che l'esonero contributivo non ha alterato il meccanismo del mercato: "al netto del calo fisiologico di inizio 2016, il numero di contratti a tempo indeterminato è aumentato di più di mezzo milione nel 20 15. E a partire da marzo 2016 il saldo mese per mese di assunzioni e cessazioni in questi contratti sta ricalcando le dinamiche degli anni precedenti al 2015 per stabilizzarsi su questi livelli più alti" Non solo. I numeri sembrano derubricare per Boeri anche un'altra critica, quella secondo cui il Jobs act avrebbe portato quasi esclusivamente ad una trasformazione di contratti non a nuove assunzioni: ad essere 'trasformati' in contratti stabili, invece, solo il 40% di lavoratori precedentemente occupati a tempo determinato. I dati inoltre non sembrano supportare neppure l'accusa per cui l'esonero contributivo avrebbe di fatto agevolato un sostanziale turn over tra lavoratori 'vecchi', più costosi, e nuovi, meno costosi per l'esonero contributivo: "si può stimare che quasi l'80% dei rapporti esonerati si è verificato in presenza di una crescita dimensionale dell'impresa.

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