
(AdnKronos) - (Adnkronos) - “Cerco solo di guardare il fenomeno da una prospettiva diversa da quella della ‘fuga’ – prosegue Zanon - Penso sia più realistico parlare di ricerca di opportunità ed esperienze specifiche legate alle proprie competenze e del desiderio di confrontarsi con coetanei provenienti da diverse realtà. Il mondo si sta specializzando per distretti e i ragazzi volano nei luoghi in cui le proprie esigenze formative e di lavoro possono trovare una risposta più aderente al percorso scelto. Se le biotecnologie sono a Londra, allora si vola a Londra. In un’ottica europea, non più provincialistica”.“Conoscere più di una lingua, oggi, è un imperativo al quale soprattutto i giovani non possono (e non vogliono) sottrarsi. Andare all’estero consente di padroneggiare almeno una seconda lingua - conclude Zanon - E poi le distanze oggi non sono più un problema, internet consente di mantenere un contatto costante, anche visivo, con la propria famiglia. Andare a Berlino o a Londra costa come se non meno che spostarsi in Italia e richiede gli stessi tempi di spostamento che ci sono ad esempio tra Venezia e Firenze, tra Roma e Milano”.
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