
(AdnKronos) - Le trattative sulla Brexit, rileva Assonime, si apriranno in seguito alla notifica della decisione inglese di uscire dall’Unione che, nelle intenzioni del primo ministro britannico avverrà entro il marzo del prossimo anno. Al momento, tuttavia, molti aspetti sono ancora incerti e si può soltanto formulare qualche ipotesi sui possibili contenuti della posizione della Gran Bretagna e discutere, in questo contesto, quali sono gli interessi italiani.Guardando alle statistiche commerciali l’impatto 'statico' della Brexit non è valutato molto rilevante. Nei confronti dell’Ue, il Regno Unito è un importatore netto di beni (con cui ha un ampio disavanzo, quasi il 5% di pil) ed un esportatore netto di servizi (con un avanzo di circa l’1% del pil). A lungo termine gli effetti potrebbero essere più sostanziali qualora l’uscita comportasse importanti fenomeni di diversione dei flussi di scambio e di investimento. Se, ad esempio, i produttori giapponesi di automobili spostassero i loro impianti in altre nazioni dell’Unione o se gli operatori finanziari che operano a Londra per le transazioni in euro con paesi continentali – in primis il clearing delle transazioni sui titoli in euro – abbandonassero la City.Il negoziato per l’uscita vera e propria della Gran Bretagna "non pone difficili questioni di principio". Si tratta di regolare l’interruzione dei flussi di pagamento tra il bilancio Ue ed il Regno Unito, la divisione delle proprietà comuni ed il ricollocamento delle due istituzioni europee con sede a Londra (l’Eba e l’Ema).
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