Mafia: Mannino, che 'papello' fosse un imbroglio era chiaro da tempo

cronaca
AdnKronos
Palermo, 2 nov. (AdnKronos) - "Che il 'papello' fosse un imbroglio lo si vedeva già dalle carte, e ora la gup nelle motivazioni della sentenza d'assoluzione non fa che confermarlo. Così come spiega che non solo gli elementi indiziari del processo fossero 'inadeguati', ma che non fossero idonei a fare un processo. E non lo dico io, da imputato assolto, ma il giudice". Calogero Mannino ha appena finito di leggere le oltre cinquecento pagine delle motivazioni della sentenza del giudice per le udienze preliminari di Palermo, Marina Petruzzella depositate lunedì pomeriggio presso la cancelleria del tribunale, a un anno dal verdetto. L'ex ministro era accusato di minaccia a corpo politico dello Stato, in una tranche del processo sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, che vede tra gli imputati l'ex Presidente del Senato Nicola Mancino, ma anche il generale Mario Mori e l'ex senatore Marcello Dell'Utri. Il 3 novembre del 2015 il gup Petruzzella aveva emesso la sentenza di assoluzione e lunedì, a distanza di quasi un anno, ha depositato le motivazioni.A caldo l'ex ministro aveva preferito non commentare le motivazioni, ma dopo avere letto le 513 pagine, spiega, in una intervista all'Adnkronos: "La mia linea di difesa è stata concentrata sul punto essenziale: una ipotesi di mia corresponsabilità nella trattativa - dice - Avendo la coscienza tranquilla, ho sempre escluso che sulla trattativa io abbia esercitato la benché minima influenza o iniziativa, e abbia avuto il benché minimo interesse. I miei rapporti con i Carabinieri che poi la Procura ha concentrato nei rapporti con il generale Antonio Subranni, o con il maresciallo Giuliano Guazzelli, sono rapporti che si collocano in una linea istituzionale. Insomma, "la mia linea difensiva è che io non c'entro con la trattativa, ammesso che ci sia stata", dice Calogero Mannino. Che aggiunge: "Io attendo giustizia da 23 anni...".

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