
(AdnKronos) - E, avverte il Csc, sulla strada del rilancio del sistema industriale italiano ci sono, però, difficoltà e ostacoli a cominciare dal fatto che l'Italia non può contare quanto altri su una massiccia presenza di multinazionali: lo stock di investimenti esteri è il 26% del pil contro il 60% della Spagna, il 43% della Francia e il 41% della Germania. Non solo. Il nostro Paese deve fare i conti con altri due ostacoli: la scarsa disponibilità di credito e la bassa profittabilità, che, se pur in recupero rispetto ai minimi storici nel 2012, rimane sempre penalizzata da un costo del lavoro che sale (più 24,6% tra 2007 e 2015) a ritmi quasi tripli di quelli della produttività, più 9,5%.Sicuramente, il Brand Italia rappresenta la leva per recuperare il terreno perduto negli anni della crisi vista la domanda di Made in Italy "è forte e crescente". Ma ora si è aperta una partita fondamentale per i destini del manifatturiero italiano, che è quella di Industria 4.0. Per vincerla, avverte il Csc, occorre evitare che "sia ulteriormente divisiva tra chi è in testa e chi è nelle retrovie della performance di impresa".E, inoltre, va rafforzato il capitale umano visto che oggi anche le imprese che puntano di più sull'innovazione fanno poco ricorso ai laureati rispetto ai loro competitor. Occorre poi puntare sui nuovi driver di sviluppo: sostenibilità ambientale, green economy, digitalizzazione, welfare, sanità, rigenerazione urbana, creatività che fa leva sul patrimonio culturale, sicurezza.
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