Ponte o weekend, lo 'short break' è sempre più digital

Analisi Osservatorio Innovazione digitale turismo School of Management del Politecnico di Milano

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AdnKronos
Roma, 31 ott. (Labitalia) - Il 'tourist journey' degli italiani è già molto digital, anche se si tratta di 'short break'. Che si tratti di un ponte o di un week-end lungo, sembra proprio che gli italiani si affidino al web per scegliere e prenotare una pausa ristoratrice. A rilevarlo è l’edizione 2016 dell'Osservatorio Innovazione digitale nel turismo della School of Management del Politecnico di Milano, una ricerca tesa ad analizzare le dinamiche della diffusione e il ruolo che le soluzioni digitali possono svolgere a supporto del turismo. L’Osservatorio, infatti, ha studiato il 'digital tourist journey' degli italiani, concentrando l’attenzione sulle vacanze brevi (o short break): se prendiamo come riferimento la popolazione italiana che ha accesso a Internet, il 97,5% negli ultimi 12 mesi ha fatto una vacanza breve o un week-end (di durata pari o inferiore a 3 notti). E Internet si conferma estremamente pervasivo, soprattutto nella fase pre-viaggio. Ispirazione, ricerca e prenotazione sono già molto digitali (rispettivamente il 67%, 83% e 84% dei turisti digitali utilizza Internet) e lo stanno diventando anche le fasi durante e post-viaggio: condivisione dell’esperienza, scrittura di recensioni e risposta a sollecitazioni commerciali post-viaggio riguardano rispettivamente il 34%, 37% e 39% dei viaggiatori.Risulta evidente, poi, la segmentazione della domanda per fasce di età. Ad esempio, i giovani (18-24 anni) usano di più lo smartphone per la ricerca e la prenotazione (la differenza è di 5 punti percentuali). Un’altra interessante differenza rispetto al resto della popolazione si nota su recensioni e social network: i giovani sono più attivi nel condividere l’esperienza sui social (40% rispetto al 34% sul totale), ma meno nella scrittura di recensioni (29% rispetto al 37%). Dal confronto internazionale emerge una nota chiaramente positiva: non esiste un digital divide italiano nell’utilizzo dei servizi turistici; il turista digitale italiano utilizza infatti il digitale sostanzialmente in linea con quanto avviene negli altri paesi europei.In generale, riporta l'Osservatorio, al termine del 2016 il valore degli acquisti per turismo e viaggi in Italia, che comprende quelli effettuati da italiani lungo la penisola o all’estero e da stranieri in Italia, supererà i 52 miliardi di euro, con una crescita del 3% rispetto al 2015. La crescita è generata in parte dalla componente tradizionale (che registra un incremento dell’1%, come nel 2015) e in modo più rilevante da quella più innovativa che passa attraverso i canali digitali (+8%): questa seconda parte raggiungerà così un valore complessivo di 10,3 miliardi di euro.Se segmentiamo la 'spesa digitale' (cioè il transato generato online per l’acquisto tramite e-commerce di un prodotto in ambito turismo) nei tre prodotti oggetto di indagine, ossia strutture ricettive, trasporti e pacchetti viaggio, le percentuali relative confermano i dati del 2015: il mondo dei trasporti raccoglie il 72% del mercato (in crescita del 9% a valore), seguito dalle strutture ricettive con il 16% (+6%) e dai pacchetti viaggio con il 12% (+10%) per un valore complessivo che cresce dai 9,5 miliardi euro del 2015 ai 10,3 miliardi (+8%).Se all’interno del settore trasporti non cambia la suddivisione tra i diversi mezzi (80% aereo, 17% treno, residuale il resto), all’interno del mercato delle strutture ricettive diminuisce il peso del comparto alberghiero rispetto a quello extra-alberghiero, dal 70% del 2015 al 63% di quest’anno.Questo cambiamento è in parte dovuto, si spiega, anche alla sempre maggiore diffusione e all’utilizzo crescente delle piattaforme di sharing economy nel mondo dell’accomodation: costituiscono già circa un sesto del mercato digitale delle strutture ricettive. Esaminando più nel dettaglio i canali digitali dai quali provengono gli acquisti emerge che rimane costante l’incidenza del transato derivante dai canali di vendita indiretti sul totale del mercato digitale: la quota di mercato delle Ota (Online Travel Agency) e dei vari siti aggregatori passa dal 23% al 24%, in crescita in valore assoluto del 10% rispetto al 2015.Inoltre, l’incidenza del mobile commerce sulla spesa digitale in ambito turismo arriva a poco meno del 10%: nel 2016 si attesta intorno ai 980 milioni, +65% rispetto al 2015. Quanto al business travel, incide per oltre il 10% del transato online (attestandosi in valore assoluto oltre il miliardo di euro) e, considerando la sua incidenza nel mercato tradizionale, si dimostra uno degli ambiti dai quali ci si può aspettare la maggiore crescita in futuro.“Le attività dei primi tre anni dell’Osservatorio Innovazione digitale nel turismo hanno evidenziato una situazione molto chiara", afferma Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. "Da una parte, i consumatori finali di servizi turistici digitali in Italia (italiani ed esteri) sono molto vivaci, dinamici, attenti e cambiano velocemente per adattarsi alle nuove opportunità offerte dal digitale; dall’altra parte, l’offerta, nonostante abbia introdotto miglioramenti rilevanti negli ultimi anni, fatica a tenere il passo della domanda, a meno di alcune realtà solitamente native digitali e non italiane (in particolare le grandi Internet Company del settore turismo)”, spiega. “Quest’anno, per supportare ulteriormente il settore, abbiamo cercato di indagare ed evidenziare con ancora maggior dettaglio questi disallineamenti domanda-offerta, che nei casi più estremi diventano comportamenti incoerenti, presenti in molti stadi della filiera (dalle destinazioni ai tour operator, passando da alcuni operatori sul territorio) e in molte fasi del 'digital tourist journey' (in particolar modo in quelle a monte e a valle della prenotazione delle varie componenti del viaggio)", conclude.

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