
(AdnKronos) - È il Dna la "pistola fumante" contro il muratore di Mapello per il pubblico ministero. Una prova che va letta insieme agli altri indizi "corollari" di un'indagine non ha tralasciato nessuna ipotesi. Solo tre mesi dopo la scomparsa, il 26 febbraio 2011, il corpo della 13enne viene trovato in un campo di Chignolo d'Isola e da lì si riparte per la caccia all'uomo che ha infierito su di lei. Quella traccia biologica è la chiave di svolta, ma contro Bossetti per l'accusa ci sono altri indizi: dal passaggio del furgone davanti alla palestra alle fibre sulla vittima compatibili con la tappezzeria del suo Iveco; dalle sferette metalliche sul corpo di Yara che rimandano al mondo dell'edilizia all'assenza di alibi per l'imputato e al suo tentativo di fuga il giorno dell'arresto. Elementi su cui la difesa ribatte punto su punto. Il furgone immortalato vicino al centro sportivo di Brembate non è di Bossetti e l'allineamento degli orari delle telecamere non combacia con i tempi dell'accusa; le sfere e le fibre non riconducono con nessuna certezza all'imputato che non ha mai cambiato vita e non ha mai tentato di scappare. Nessuna certezza sull'orario della morte di Yara, né sul luogo o con che armi sia stata colpita: di quanto accaduto "non c'è certezza di niente, ci sono solo suggestioni". È la stessa accusa in aula a escludere che vittima e presunto carnefice si conoscessero e ad ammettere che non è possibile indicare un movente per un delitto. È nella passione del muratore di Mapello per le donne - testimoniato dalle ricerche pornografiche sul computer di famiglia o nella corrispondenza con una detenuta - che si cela forse il motivo di un omicidio non premeditato. Le ricerche pornografiche risalgono a tre anni dopo la morte della 13enne e non indicano nessuna perversione dell'imputato, tagliano corto i difensori che chiedono ai giurati "un atto di grande coraggio". Domani la parola passerà alla corte: sarà il presidente Antonella Bertoja a leggere la sentenza, lontano da fotografi e telecamere non ammessi in aula a causa del "clima avvelenato" creatosi intorno al processo.
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