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Fumo: indagine Fimmg, genitori più preoccupati per altre dipendenze

salute
AdnKronos
Roma, 31 mag. (AdnKronos Salute) - L'abitudine al fumo preoccupa i genitori degli adolescenti meno di altre dipendenze: il 57% teme 'di più' altre sostanze mentre il 21% 'solo' altre sostanze che possono innescare dipendenza. Il dato emerge da un nuovo questionario del Centro Studi della Fimmg, a cui ha partecipato un campione di oltre 560 medici. Lo studio è stato realizzato in occasione della Giornata mondiale senza il tabacco che si celebra oggi, per comprendere meglio l’approccio della professione a questo importante fattore di rischio. I medici di famiglia, rileva l'indagine, tendono a monitorare l'abitudine al fumo: il 75% del campione dice di registrare 'sempre-spesso' il dato relativo al consumo di tabacco dei propri assistiti sulla cartella clinica ambulatoriale. Un dato più basso (56%) tra i medici fumatori. Meno diffuso appare l’utilizzo di stampati o altro materiale per supportare il consiglio di smettere di fumare: lo utilizza 'sempre- spesso' il 22% del campione (il 18,2% tra i medici che lavorano da soli, rispetto a valori più elevati tra quelli che lavorano in forme associate). Poco prescritti sembrano essere i farmaci che aiutano a smettere: due terzi dei medici riferisce di prescriverli 'raramente - mai'. Una percentuale particolarmente alta, il 79%, tra i medici che lavorano da soli. Per cercare di inquadrare al meglio il fenomeno, è stata rilevata anche l’eventuale tabagismo dello stesso medico: il 50% del campione riferisce di non aver mai fumato (il 56,7% al Nord e il 40,4% al Sud), il 40% di avere smesso e il 10% di continuare a fumare. In generale i medici percepiscono una diminuzione dell'abitudine al fumo. Un dato che sembrerebbe in contraddizione con le rilevazioni dell'Istituto superiore di sanità che indica, invece, un aumento dei fumatori. I dati dell'Iss riferiscono, però, anche una diminuzione del numero medio di sigarette fumate al giorno. E questo potrebbe spiegare la differenza sulla percezione. "L’indagine evidenzia come, ancora una volta, i medici di medicina generale siano efficaci sentinelle rispetto a fenomeni connessi a fattori di rischio comportamentali - sottolinea Paolo Misericordia, responsabile del Centro studi della Fimmg - In accordo con i dati di letteratura, i medici apprezzano una tendenza alla riduzione dell’abitudine tabagica e una maggiore preoccupazione dei genitori per possibili altri fenomeni di dipendenza dei loro figli. L’intervento del medico di famiglia nella gestione di questo importante fattore di rischio è testimoniato dalla sensibilità verso la rilevazione dell’abitudine al fumo e della sua registrazione, in particolare per i medici che lavorano in forme aggregate".

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